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Scienza e civiltà

  Nota del 2023. Anche questo è un vecchissimo post, riportato sempre per dare un'idea su come la pensi. Di fronte alle magliette con le “ruspe” di Salvini, e più in generale alle sue esternazioni, non so se far prevalere in me il senso di nausea o quello sarcastico che lo vorrebbe relegato nella zona in cui metto i mentecatti.   Ma poi mi soffermo a pensare sulla totale irrazionalità delle affermazioni di quel genere e ripenso alle parole di Enrico Berlinguer , del quale giusto l’altro ieri si commemoravano i 31 anni dalla scomparsa prematura. Berlinguer invitava tutti a fare politica, senza distinzioni di sorta, ad esercitare sempre e comunque il proprio diritto di critica, di ragionamento, di uso delle proprie facoltà. Scriveva Berlinguer dal carcere di Sassari, a soli 22 anni, dove fu rinchiuso per 100 giorni per aver preso parte ad una protesta contro il carovita:  « Mi accade spesso di incontrare questi strani individui che sogliono ugualmente autodefinirsi apolit...

Giocate, giocate!

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Tempo fa, pur a conoscenza dell’argomento, feci mio un passaggio del bel libro di divulgazione matematica “ Chiamalo X! Ovvero cosa fanno i matematici? ” di Emiliano Cristiani che, nel capitolo dedicato alle probabilità ed alla statistica, esordiva più o meno così: “ La statistica andrebbe insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado … perché la statistica non conosciuta può anche uccidere ”. Si riferiva ovviamente al gioco d’azzardo ed all’accanimento che diventa anche patologico in moltissimi casi. Un paio d’anni fa poi ci fu anche un bel servizio de “Le jene”, rivedibile qui , che spiegava ottimamente, con il sussidio di un matematico e di un fisico, come la statistica può dimostrare che tutti i giochi d’azzardo sono cosiddetti giochi iniqui, ovvero con regole ben scritte sì, ma scritte per far vincere (quasi) esclusivamente il banco. Compresi ovviamente i giochi avallati con bollino di stato ufficiale quali quello del Lotto e tutti i suoi derivati similari, i “gratta & vinci” ...

Appendice razionale–sull’ateismo derivato.

A ppena un paio di giorni fa, in questo post, evidenziavo quelle che sono le conseguenze più importanti, in termini sociologici e psicologici, che derivano dall’accettazione della spiegazione darwinista, ed ovviamente delle sue successive rielaborazioni moderne corroborate e sostenute da una mole di dati sperimentali e di evidenze empiriche. Al tempo stesso anticipavo brevemente il mio punto di vista: (…) tutto questo, nella mia visione della vita che comunque deve attribuirle un senso umano, il vivere stesso, la rende ancora più degna di rispetto e rafforza il concetto che va compiuta meritatamente ad un’etica kantiana: “ il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me ”. O, in altre parole, che la visione del mondo filtrata attraverso il mio pensiero non è priva di un senso di rispetto profondo e di incolmabile stupore nei confronti della vita stessa, della realtà delle cose, terribilmente più complessa di ciò che appare, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grand...

La vita: sopravvivenza senza scopo (darwinismo)

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“Gli esseri umani si interrogano da sempre sul significato della vita: la vita non ha alcuno scopo diverso da quello di perpetuare la sopravvivenza del DNA. Non c’è alcun disegno o scopo nella vita, non c’è bene né male, nient’altro che cieca ed impietosa indifferenza” ( Richard Dawkins ) Il titolo è forte, diretto, immediato: scuote violentemente alla base qualsiasi posizione antropocentrica e soprattutto elimina qualsiasi giustificazione teologica. Ma è così o per lo meno, come il grande biologo inglese, ne sono convinto. Ed anticipo però quanto forse doveva essere conclusione. Ma tutto questo, nella mia visione della vita che comunque deve attribuirle un senso umano, il vivere stesso, la rende ancora più degna di rispetto e rafforza il concetto che va compiuta meritatamente ad un’etica kantiana: “ il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me ”.  Rileggo a tratti in questi giorni pagine quasi prese a caso dai numerosi libri di Richard Dawkins o di Charles Darwin s...

Storni a stormi

Questo è il periodo. YouTube è piena di filmati di storni, io ne ho scelto uno tra tanti. Non è infrequente osservare nei cieli delle nostre città e campagne, stormi di migliaia di storni che vengono a svernare da noi e che all’avvicinarsi del tramonto escono in massa a consumare l’ultimo pasto a base di insetti. E non è infrequente vedere gabbiani od altri predatori, qui a Roma anche falchi pellegrini, tentare l’assalto al singolo cercando di isolare e dividere il gruppo allo scopo di isolare un singolo uccello. Anche quei predatori esperti manovrano con attenzione, spesso anche loro a gruppi di tre o quattro che cercano di collaborare. Una cosa simile si osserva anche in molte specie di piccoli pesci che agiscono, come gli storni, come fossero un singolo individuo ben coordinato da un qualche capo stormo, un eccellente coreografo a capo di una squadra di ottimi esecutori. Nulla di tutto questo. Non c’è nessun capo, nessun coreografo. Ogni individuo agisce per proprio conto, indi...

So di non sapere

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So di non sapere. Questa era la massima competenza di Socrate, quasi 2500 anni fa . In un determinato ambito o campo di azione essere incompetenti significa semplicemente essere mancanti di quanto occorre, in termini di conoscenze ed abilità, a praticare un compito od un tipo di attività, lavorativa o meno; gli anglosassoni tagliano corto definendo unskilled la persona che si trovi in questo stato tant’è che da qualche anno nella ricerca di lavoro continuamente appare il termine skill (capacità, perizia, abilità) sia da parte di chi offre che di chi cerca lavoro. Nell’era di Internet e soprattutto con l’avvento dei forum, dei gruppi di discussione, dei social network (di tutto un po’, da LinkedIn a Google+ passando ovviamente da Facebook) sappiamo, spesso a spese della nostra salute mentale, che chiunque può diffondere la propria opinione in qualsiasi campo della conoscenza umana e con essa diffonde molto spesso la propria incompetenza con l’aggravante e la recidiva, come direbb...

Infiniti noi

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Perché noi qui, infiniti noi siamo il tempo innocente che nasce dal silenzio del mondo intorno a noi. (I Pooh, 1973)       Se l'universo fosse infinito? Avremmo il paradosso della replicazione infinita . Immaginate di vivere in un universo dove nulla è originale. Nessuna idea è mai nuova. Non c'è nessuna originalità, nessuna novità. Nulla è mai stato fatto per la prima volta è nulla sarà mai fatto per l'ultima volta. Nulla è unico. Ognuno non soltanto ha un sosia ma ne ha un numero illimitato. Questa insolita situazione si verifica se l'universo è infinito quanto a estensione spaziale (cioè a volume) e se la probabilità che la vita si sviluppi non è uguale a zero. Si verifica a causa del modo singolare in cui infinito differisce radicalmente da qualsiasi grande numero finito, per quanto grande è esso sia. In un universo di estensione infinita tutto ciò che ha una probabilità non nulla di accadere deve accadere infinite volte. Così in ogni istante - per esempio, in qu...